Le brassicacee (o crucifere), famiglia di piante che comprende cavolo, cavolfiore, broccolo e verza, ecc. sono soggette agli attacchi di parassiti e malattie causate da funghi, insetti e batteri. In questa guida pratica faremo una panoramica generale sulle fitopatologie che causano danni alle brassicacee. Per favorire e velocizzare il riconoscimento, ogni malattia o insetto è descritto con foto. La scheda tecnica è divisa in due sezioni che sono: agenti di danno (insetti) e agenti di malattia (funghi e batteri)
Sommario
Agenti di danno: insetti
Le brassicacee sono colpite da una vasta categoria di insetti. In ordine di importanza andiamo ad analizzare quali sono e che rimedi applicare per prevenirli e curarli. In fondo alla sezione insetti troverai una lista dei principali insetticidi da utilizzare su cavolo, cavolfiore, broccolo e verza ecc.
Cavolaia maggiore

Figura 1 – Larve di cavolaia maggiore in piena maturità con il tipico comportamento gregario
Pieris brassicae è una farfalla diffusa in tutta Europa, Asia e Medio Oriente; l’adulto è facilmente riconoscibile in quanto presenta una caratteristica colorazione bianca delle ali adornate al centro da una macchia nera. Questa larva è di colore giallo che lascia spazio a maculature di colore grigio e ricoperta di puntini irregolari di colore nero (vedi foto sopra). Il corpo delle larve è ricoperto da una leggera peluria.
Il danno diviene sempre più evidente al crescere dell’età delle larve. All’inizio si manifesta con rosure superficiali, gradualmente i danni coinvolgono aree sempre più estese della foglia fino a divorarla del tutto, lasciando intatte solo le nervature principali dando alla foglia un aspetto scheletrico. Il controllo preventivo contro la cavolaia è effettuato controllando sulla pagina inferiore delle foglie la presenza delle uova, queste sono di colore giallo e deposte in ampie ovature tra le 20-100 uova.
La lotta biologica diretta contro la cavolaia si esegue solamente in presenza di forti infestazioni; in questi casi si utilizzano insetticidi biologici quali: Bacillus thuringiensis ssp. Kurstaki/Aizawai (lo trovi qui), contro le larve alle prime età. Successivamente si utilizzano formulazioni a base di spinosad e piretro (qui)
Per saperne di più sulla cavolaia leggi la nostra scheda tecnica completa che trovi cliccando qui
Cavolaia minore
La cavolaia minore (Pieris rapae) È uno dei più comuni parassiti che si rinviene sulle crucifere. Il danno è causato dall’azione di nutrimento delle larve presenti normalmente in poche esemplari per pianta. L’adulto della cavalaia minore è simile a quello della cavolaia maggiore con cui viene facilmente confuso. La larva invece di colore verde brillante con l’aspetto vellutato è elemento per distinguere le due specie (vedi foto sopra). Gli attacchi di cavolaia minore sono generalmente meno dannosi di quella della cavolaia maggiore, avendo questa l’abitudine di deporre uova singole invece che a gruppi come fa la cavolaia maggiore. La strategia di lotta segue le linee guida di quella della cavolaia maggiore i cui trattamenti controllano anche le larve della cavolaia minore.
Per saperne di più sulla cavolaia minore leggi la nostra scheda tecnica completa che trovi cliccando qui
Afide ceroso
L’afide delle crucifere, nome scientifico Brevicoryne brassicae, misura circa 1,5-2,5 mm di lunghezza e una caratteristica essenziale che lo rende identificabile è la presenza di uno strato ceroso sulla superficie del corpo che gli dona un aspetto vellutato e un colore grigiastro (vedi foto sopra). L’identificazione in campo dell’afide però avviene identificando i tipici sintomi sulle foglie che si manifestato con decolorazione e accartocciamento del lembo fogliare.
Il danno da Brevicoryne brassicae è quindi provocato dagli accartocciamenti fogliari e dagli ingiallimenti che si ripercuotono sulla pianta con un arresto della crescita. In caso di attacco precoce, su piantine appena trapiantate, questo afide può provocare il blocco dello sviluppo tanto da determinare piante “nane” e quindi impossibilitate a produrre.
I tipici sintomi di accartocciamento fogliare dentro i quali gli afidi si vanno a riparare rendono meno efficaci i trattanti insetticidi.
I principi attivi da utilizzare sono il piretro naturale (lo trovi qui), efficace soprattutto sugli inizi infestazione, dove le colonie dell’afide non hanno avuto modo ancora di ripararsi tra gli accartocciamenti fogliari. Altro principio attivo è L’azadiractina o neem (vedi qui scheda tecnica) può essere utilizzato contro questo insetto e risulta più efficace del piretro ma è più lento (lo trovi qui).
Per saperne di più su l’afide ceroso leggi la nostra scheda tecnica completa che trovi cliccando qui
Mosca del cavolo

Larve di mosca dei cavoli. Fonte foto rhs.org.uk
È uno dei parassiti più temibili in quanto attacchi su giovani piantine possono portare alla morte di queste. L’adulto si presenta come una piccola mosca che si nutre di nettare. Il danno è causato dalle larve che si sviluppano a livello delle radici provocando diversi danni e risalendo per alcuni centimetri sui piccoli fusti (vedi foto sopra). L’azione di nutrimento delle larve determina rottura delle radici con successivi sviluppi di marciumi. Le piante attaccate subito dopo il trapianto subiscono i danni maggiori, mentre le piante adulte con un apparato radicale sviluppato risentono meno dei danni. Le piante con forti danni alle radici tendono a collassare cadendo al suolo ai primi.
I primi danni avvengono a primavera e si protraggono fino all’autunno. Le larve svernano nel terreno come pupe per poi uscire come adulti ai primi caldi. Nei nostri ambienti compiere tre alle quattro generazioni l’anno.
La lotta biologica contro questo insetto è particolarmente difficile in quanto non esiste nessun principio attivo in grado di arrivare al livello delle radici. Gli unici accorgimenti agronomici da adottare sono l’eliminazione dei residui infetti (Bruciatura o lavorazione profonda) e l’adozione di strategie per un rapido sviluppo radicale. Per quest’ultimo sarà fondamentale effettuare un trapianto a regola d’arte con irrigazioni precise e utilizzo di biostimolanti per implementare la radicazione.
Cimice delle crucifere

Adulti di cimice dei cavoli detta anche rossonera. Fonte foto ujecology.com
È una comunissima cimice dall’aspetto appariscente che viene chiamata in gergo cimice rossonera. Si rinviene facilmente in natura e forma colonie medio – grandi che si nutrono di brassicacee spontanee e coltivate. L’adulto di colorazione rossa con striature e punti neri misura 1 cm di grandezza (vedi foto sopra). Queste cimici fanno parte del genere Eurydema spp, In Italia si possono rinvenire tre specie in grado di nutrirsi a spese delle brassicacee coltivate.
Da non confondere con la cimice carabiniere (Pyrrhocoris apterus) da cui differisce per le dimensioni più piccole e la presenza di due macchie circolari sulla schiena, una per ogni ala. La cimice carabiniere pressoché innocua.
È un insetto che può essere considerato secondario in quanto la presenza di pochi individui non determina generalmente gravi danni. Attacchi precoci su giovani piantine possono invece determinare problemi alla produzione, con riduzione dello sviluppo e avvizzimenti.
Negli ambienti mediterranei compie due generazioni e sverna come adulto in ripari occasionali. In caso di forti attacchi si interviene con trattamenti a base di piretro.
Altica
- Adulto di altica
- Danni da nutrizione
Sono insetti appartenenti all’ordine dei coleotteri la cui specie più rappresentative in italia sono Phyllotreta nemorum, Phyllotreta atra, Phyllotreta nigripes e Phyllotreta cruciferae. Sono insetti polifaghi che si nutrono di diverse specie vegetali molte delle quali appartenenti alle brassicacee. Le piante sono di solito infestate da più esemplari di color nero o con riflessi metallici che si infastiditi possono eseguire lunghi salti, per questa caratteristica sono anche dette pulci di terra (vedi foto sopra).
I danni sono causati maggiormente degli adulti che causano erosioni del lembo fogliare (vedi foto sopra). Le larve vivono nel treno e si nutrono di radici anche se il danno causato da queste è irrilevante. Generalmente il danno è solo di tipo estetico mentre se si verifica un forte attacco su piantine da poco trapiantate si può avere una forte riduzione dell’aria fogliare compromettendo la futura crescita con rallentamenti nello sviluppo. L’insetto sverna come adulto riparato nella vegetazione di fortuna (quasi sempre i bordi dei campi) e compiono una o due generazioni l’anno. La lotta è giustificata solo in caso di gravi attacchi e si esegue con formulati a base di piretro. In l’alternativa si possono utilizzare formulati a base di azadiractina (olio di neem) con funzione repellente (lo trovi qui).
Plutella
- Colonia di plutella
- Adulto e danni da nutrizione
E’ un piccolo lepidottero il cui nome scientifico è Plutella xylostella le cui larve raggiungono al massimo i 15 mm di lunghezza e sono di colore verde (vedi foto sopra). Gli adulti sono delle piccole farfalle dal corpo esile ed allungato con lunghe antenne ed hanno abitudini notturne. Il danno è causato dalle larve con le loro azione di rosura sulle foglie (vedi sopra). Generalmente si rinvengono diversi esemplari su una singola foglia. E’ un insetto molto polifago potendosi nutrire di tutte le piante appartenenti al genere delle brassicacee (crucifere).
I danni generalmente sono trascurabili e sono soltanto di tipo estetico, relegati alle foglie più esterne. Le larve di plutella rodono la superficie fogliare inferiore senza intaccare la cuticola cerosa esterna che dona un aspetto secco alla foglia attaccata, specialmente in presenza di gravi danni. Il maggior danno invece si verifica d’estate con clima secco dove la mortalità di queste larve è ridotta e l’attività trofica agevolata dalle temperature. In questi casi attacchi precoci su giovani piantine possono portare a riduzione di produzione. Inoltre sui cavoli da foglia i danni estetici possono deprezzare il prodotto.
La lotta generalmente si esegue in concomitanza agli altri lepidotteri che colpiscono le brassicacee. I principi attivi efficaci sono il Bacillus turingiesis con attività preventiva e lo spinosad con attività curativa (lo trovi qui). Le forti piogge interagiscono negativamente sullo sviluppo di questo insetto avendo un’azione di soffocamento contro le giovani larve. Irrigazioni a pioggia quindi contribuiscono a ridurre il potenziale infestante.
Cecidomia del cavolo

larve di cecidomia del cavolo su gemma. Fonte foto plantwiseplusknowledgebank.org
La cecidomia del cavolo nome scientifico Contarinia nasturtii è una piccola mosca, più simile ad un moscerino, che depone le sue uova sulle gemme delle piante appartenenti al genere brassicacee (crucifere). Particolarmente suscettibili sono broccoletto, cavolo, rapa, cavolino di Bruxelles. Questo insetto è particolarmente favorito dal clima umido e temperature superiori ai 20 gradi. Gli adulti ovodepongono un gran numero di uova alla base dei piccioli fogliari, in prossimità le nuove gemme. Le larve una volta schiuse iniziano a nutrirsi dei tessuti vegetali dissolvendoli attraverso la saliva e l’azione meccanica dell’apparato boccale.
Questa azione porta alla perdita delle gemme fogliari e fiorali, con la formazione dei piante “cieche”. Il danno generalmente viene notato molto tardi, quando le piante ormai sono compromesse nelle loro gemme. Fondamentale quindi nelle zone soggette ad attacchi di cecidomia è effettuare dei rilievi in campo con ispezioni rivolte all’ascella delle foglie e tra le foglie delle gemme. Le larve sono bianche apode e di pochi millimetri di lunghezza.
Altro sintomo che denota la presenza di questo insetto sono gli arricciamenti fogliari ed un ingrossamento della base del picciolo delle foglie. La lotta questo contro questo insetto è piuttosto difficile in quanto si nutre di molte specie vegetali tra cui quelle spontanee. Inoltre può svernare nel terreno fino a due anni. In aree fortemente infestate vanno eseguite rotazioni di almeno due anni evitando di seminare altre crucifere. Contro questo insetto esistono formulati insetticidi ad azione di contatto che vanno distribuiti ad alti volumi si soluzione in modo da arrivare a colpire le gemme all’ascella dei piccioli fogliari. Ricordiamo che il piretro ha azione collaterale contro questo insetto e va distribuito ad alti volumi di soluzione per i motivi di cui sopra.
Nottua del cavolfiore

Larva di nottua del cavolfiore o del cavolo Mamestra brassicae. Fonte foto biolib.cz
L’adulto è una falena con attività notturne che può arrivare fino a 4 cm di apertura alare il cui nome scientifico è Mamestra brassicae. Le larve si nutrono di foglie, gambi fogliari e scavano gallerie sui fusti e nei corimbi (infiorescenze edili). La larva è di notevoli dimensioni, l’ultimo stadio raggiunge i 4 cm di lunghezza, piuttosto tozza con colorazione che varia a seconda dell’età. L’ultimo stadio assume una colorazione verde scura con una fascia toracica gialla che corre lungo tutto il corpo (vedi foto sopra).
Gli adulti ovodepongono sulla pagina fogliare inferiore gruppetti di uova, generalmente meno di 10. La larve all’inizio sono gregarie, poi tendono a spostarsi su luoghi di nutrizione in solitaria. A differenza delle larve di cavolaia quelle della mamestra creano danni anche ai fusti e sulle varietà in cui si vende il corimbo (l’infiorescenza) può determinare lesioni interne avendo la capacità di entrare all’interno dei tessuti. Questo fa sì che il danno economico può essere maggiore rispetto alla cavolaia. Compie due generazioni l’anno e l’ultima generazione arriva a fine estate. Questa è la più pericolosa in quanto arriva a danneggiare le produzioni di broccoli e cavolfiori pronti per la raccolta con relativa difficoltà di lotta su produzioni prossime alla vendita. I prodotti più efficaci sono quelle a base dei Bacillus thuringiensis e spinosad.
Insetticidi utili per le brassicacee
Piretro: https://amzn.to/4c8SY5a
Azadiractina: https://amzn.to/3v5U2WW
Olio bianco minerale: https://amzn.to/43bJfau
Sapone molle di potassio: https://amzn.to/437rkSd
Agenti di malattia: malattie fungine
Le crucifere sono colpite da una vasta categoria di funghi. In ordine di importanza andiamo ad analizzare quali sono e che rimedi applicare per prevenirli e curarli. In fondo alla sezione malattie fungine troverai una lista dei principali fungicidi da utilizzare su cavolo, cavolfiore, broccolo e verza ecc.
Peronospora delle crucifere

Foto di brassica con evidenti sintomi di peronospora. Fonte foto apps.lucidcentral.org
È una malattia causata da un microrganismo appartenente al genere degli oomiceti, il cui nome scientifico è Hyaloperonospora parasitica. È una malattia particolarmente grave su giovani piante e in determinate condizioni ambientali. Si manifesta sulle foglie inizialmente con maculature gialle che variano velocemente in pochi giorni in necrosi secce (vedi foto sopra). La foglia colpita si dissemina di queste maculature che generalmente non coinvolgono le nervature della foglia. Le dimensioni di queste possono essere di pochi millimetri fino al centimetro di diametro. Molto spesso sono circondate da un alone giallo fino a determinare ingiallimento diffuso sulla foglia colpita.
In caso di grave attacco la malattia diviene sistemica muovendosi all’interno della pianta e raggiungendo i fiori. Questi organi sono particolarmente suscettibili e una volta attaccati dalla peronospora manifestano decolorazione e difficoltà di crescita, divenendo così incommerciabili. In condizione di elevata umidità, in concomitanza con le necrosi nella pagina inferiore, si sviluppa una tipica muffetta grigiastra sintomo della formazione dei conidi. È una malattia particolarmente esigente in termini di temperatura e umidità, sviluppandosi solamente in presenza di piogge seguite da alta umidità. E’ una malattia che non teme le basse temperature iniziando la sua attività intorno agli 8 °C e avendo al massimo nella diffusione attorno ai 15 °C. Ne consegue che solamente le coltivazioni in autunno o fine inverno sono quelle più soggette a questa malattia.
Particolarmente temibili sono gli attacchi in vivaio su giovani piantine. La lotta alla peronospora è di tipo agronomica e consiste in tutte quelle pratiche utili a ridurre l’umidità all’interno della pianta. Nelle colture protette o in vivaio se deve fare particolarmente attenzione all’umidità relativa e alle irrigazioni. In pieno campo la densità di semina o trapianto dovrà essere adeguata e non troppo fitta. Infine vanno evitate coltivazioni su terreni recentemente infestati da questa malattia. Trattamenti preventivi possono essere effettuati attraverso l’irrorazione di prodotti e basi di sali di rame. Un buon prodotto lo (trovi qui)
Oidio
L’oidio delle brassicacee, nome scientifico Erysiphe cruciferarum causa la malattia detta oidio delle crucifere o delle brassicacee. Questo colpisce quasi tutte le colture di Brassica, come cavolfiori, cavoli, broccoli, cavoletti di Bruxelles rafano e anche wasabi. Si presenta con le caratteristiche tipiche dell’oidio, con piccole colonie diffuse e irradiate di micelio bianco sulla superficie della foglia (vedi foto sopra).
Di solito entrambi i lati della foglia mostrano la crescita del micelio bianco e dall’aspetto polverulento. Su piante gravemente malate può apparire clorosi, defogliazione precoce e necrosi dei bordi, specialmente su foglie giovani. Le piante fortemente colpite mostrano arresto di crescita, mentre poche macchie per pianta generano danni trascurabili. Il mezzo principe nella prevenzione dell’oidio è lo zolfo, (tipo questo). Per coadiuvare i trattamenti con lo zolfo si possono anche utilizzare prodotti a base di bicarbonato di potassio (tipo questo) e Bacillus subtilis.
Per saperne di più sull’oidio delle crucifre leggi la nostra scheda tecnica completa che trovi cliccando qui
Ernia del cavolo

Apparati radicali di brassica colpiti da ernia del cavolo. Fonte foto link.springer.com
La malattia è di origine funginea e determina escrescenze e bollosità sulle radici. Le piante affette da questa malattia manifestano stentata crescita, riduzione di taglia ed ingiallimento delle foglie. L’apparato radicale colpito da questa patologia risulta meno efficace nell’assimilare l’acqua e i nutrienti, sicché in giornate calde le piante affette tendono ad appassire. Questo fungo predilige svilupparsi in terreni umidi e con pH acido. Giocano un ruolo fondamentale anche l’alto contenuto di potassio e la bassa disponibilità di calcio nel terreno.
La temperatura ottimale di crescita si aggira attorno ai 20 °C ma può iniziare a svilupparsi anche a temperature attorno ai 10 gradi. Temperature superiori ai 30 °C arrestano la crescita. Si conserva nel terreno come spora durevole che può resistere molti anni, in media fino a 7 anni ma può raggiungere anche i 10. La lotta contro questo patogeno è di tipo agronomico e consiste nell’attuare drenaggi efficaci, aumentare il pH del terreno attraverso l’aggiunta di calce agricola (tipo questa) e lunghe rotazioni colturali. Al fine di diminuire il potenziale di inoculo va evitato di coltivare piante suscettibili a questa malattia per almeno quattro anni sullo stesso appezzamento. Utili sono anche le concimazioni a base di calcio da effettuare prima della semina o del trapianto. Infine ricordiamo che per l’orticoltura professionale sono disponibili piante con resistenza genetica all’ernia delle crucifere.
Marciumi basali: Pythium spp., Rizoctonia solani, Sclerotinia spp

Marciume da sclerotinia su zucchina
Tra le malattie che colpiscono le crucifere dobbiamo annoverare tutte quelle malattie che colpiscono l’apparato radicale e il colletto delle piante. Queste sono fitopatologie del terreno che si sviluppano ai danni di tessuti vegetali delle piante. Phytium tende a colpire le piante giovani creando vaste morie in vivaio o ai giovani trapianti. Rizoctonia solani e sclerotinia causano marciumi a livello del colletto con tipica emissione di una muffa biancastra (vedi foto sopra).
Le piante collassano ai primi caldi ed estirpando le piante si nota un apparato radicale compromesso poco sviluppato con imbrunimenti a livello del colletto. Tutte queste malattie risiedono nel terreno, rimanendo vitali come oospore, ife o sclerozi. La prevenzione è la miglior arma di controllo contro queste malattie e prevede lunghe rotazioni, solarizzazione del terreno e disinfezione con fumiganti dove consentito. Ad ogni modo sia in agricoltura convenzionale che biologica si ricorre all’uso del Trichoderma, distribuito all’atto del trapianto (tipo questo) o direttamente in vivaio all’interno del substrato di crescita. Il Trichoderma agisce preventivamente contro queste patologie. In aggiunta sulla sclerotinia è possibile utilizzare l’antagonista naturale Coniothyrium minitans.
Per saperne di più sulla sclerotinia leggi la nostra scheda tecnica completa che trovi cliccando qui
Fungicidi utili per le brassicacee
Rame: https://amzn.to/3SVf9mX
Zolfo: https://amzn.to/3WTliTV
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Zeolite: https://amzn.to/3uz0tlc
Trichoderma: https://amzn.to/3MYRK1h