Identificazione
L’oidio delle brassicacee, nome scientifico Erysiphe cruciferarum è un patogeno vegetale della famiglia delle Erysiphaceae, che causa la malattia detta oidio delle crucifere o delle brassicacee. Questo colpisce quasi tutte le colture di Brassica, come cavolfiori, cavoli, broccoli, cavoletti di Bruxelles rafano e anche wasabi. E. cruciferrum è distribuito in tutto il mondo ed è particolarmente presente nell’Europa continentale e nel subcontinente indiano.
L’oidio delle brassicacee presenta le caratteristiche tipiche dell’oidio, presentandosi come piccole colonie diffuse e irradiate di micelio bianco superficiale sulla superficie della foglia (vedi foto sotto). Di solito entrambi i lati della foglia mostrano la crescita del micelio bianco e dall’aspetto polverulento. Le infezioni gravi e avanzate producono una densa copertura polverosa bianca sulle foglie. Su piante gravemente malate può apparire clorosi, defogliazione precoce e necrosi dei bordi su foglie giovani.
Può essere confuso con la ruggine bianca delle crucifere (vedi qui) che a differenza dell’oidio si manifesta con delle placche bianche simili appunto a ruggine.
Ciclo di vita
L’oidio delle brassicacee è un parassita obbligato, non può vivere al di fuori del suo ospite. Sverna come spora sui tessuti vegetali o nel terreno. Queste spore altamente resistenti sono chiamate cleistoteci. Quando l’ambiente è favorevole con temperature comprese tra 15 e i 25 ° C, i cleistoteci rilasciano gli aschi, strutture che a loro volta contengono ascospore. Le ascospore sono le spore sessuali dell’oidio. Vengono dispersi principalmente dal vento e germinano sulla superficie del tessuto vegetale. Infettano e si nutrono della pianta tramite particolari strutture dette austori. Una volta che il patogeno si è instaurato sulla pianta inizia la produzione dei conidi (spore asessuali). Questi diffondendosi andranno a generare le infezioni secondarie su altre piante. I Cleistoteci vengono quindi prodotti sulla superficie vegetativa dell’ospite alla fine dell’estate, pronti per generare altre infezioni nell’anno seguente.
L’Erysiphe cruciferum si sviluppa bene quando si trova in condizioni di umidità da moderata ad alta con temperature moderate. Temperature comprese tra 22 e 27 °C con bassa umidità relativa durante il giorno e elevata umidità relativa durante la notte sono intervalli favorevoli. Come tutti gli oidi, temperature sopra i 27 °C ne arrestano la crescita. Questo patogeno ha una vasta gamma di ospiti. Può infettare molte piante selvatiche insieme alle colture da reddito. Ha la capacità di diffondersi anche sulle erbe infestanti potenziando così l’inoculo. Le piante colpite riducono la fotosintesi, influenzando così i rendimenti delle colture coltivate. Come tutti gli oidi, la pioggia battente riduce l’inoculo portando al suolo i conidi, al contrario il vento diffonde conidi e spore di E. cruciferarum.
Corretta cura e controllo
In agricoltura convenzionale risultano registrati alcuni fungicidi di sintesi mentre per l’uso biologico l’unico prodotto registrato ed autorizzato è lo zolfo (qui).
Su questa malattia hanno un’azione di controllo anche i formulati a base dei microrganismi come il Bacillus amyloliquefaciens e il Bacillus subtilis, in Italia non sono registrati contro questa malattia ma autorizzati su altre fitopatologie come la botrite.
Rimane utile affiancare ai trattamenti di zolfo anche quelli di bicarbonato di potassio che ha effetto deterrente nei confronti dell’oidio.
In fine ricordiamo che prodotti a base di Eugenolo, Geraniolo e Timolo hanno effetti contro gli oidi in generale anche se non registrati su questa fitopatologia.